lundi 7 décembre 2015

MINERALI, UOMO E SOCIETA

La relazione  tra le formazioni geologiche e le varie mineralizzazioni del Congo
 ( C. Nzimbala, 2013. Tesi di Laurea)
Da quando attorno a due, tre milioni di anni fa nelle savane delle Rift Valley africane, un nostro lontano progenitore scheggiò un ciottolo di selce per farne uno “strumento”, l’uso dei minerali ha segnato, nel bene e nel male,l’evoluzione delle società umane e molto dei saperi scientifici e tecnologici. Ivan Kostov, il grande mineralista bulgaro contemporaneo, ha scritto che “…i minerali sono le pietre miliari della storia della Terra”. Sono le pagine di un libro che i geoscienziati cercano di decifrare per soddisfare “ curiosità” squisitamente intellettuali e esigenze pratiche, legate al futuro del Pianeta Terra.
Divulgare le conoscenze sui limiti, le fragilità e le regole che governano l’evoluzione del Pianeta sempre di più rappresentano un vero bisogno culturale per i molteplici e determinanti riflessi che hanno, a livello locale e globale, nel determinare la qualità della vita, sia dei sette miliardi di persone che popolano il Mondo , sia delle future generazioni. Troppo spesso ci ricordiamo della Terra in cui viviamo in occasione di “ brutture” e di “ imprevedibili catastrofi naturali”: eruzioni vulcaniche, terremoti, frane, emergenze idriche, crisi energetiche, esaurimento di materie prime, stoccaggio di rifiuti, effetto serra, buco di ozono, etc.etc. Le “brutture”, si tende a metterle sotto il tappeto e le cause delle” imprevedibili catastrofi naturali “a cancellarle dalla nostra mente. E cancellando le brutture e le cause, si dimenticano anche i bisogni e le regole del Pianeta, pronti a rinnovare quelle azioni che in tempi più o meno lunghi porteranno nuovamente a vivere le stesse “ brutture” e le stesse “imprevedibili catastrofi naturali”,con il loro corteo di danni economici e , troppo spesso, di vite umane. Denunciamo le “ brutture”, ricerchiamo per prevedere o almeno mitigare i danni delle “ imprevedibili catastrofi naturali”, ma diffondiamo anche le grandi “ bellezze “ della Terra. Impareremo ad amarla e amando diventa più difficile ferire, e più facile condizionare le azioni dei decisori politici ed economici.
Questo è la missione prima della divulgazione scientifica, la quale si arricchisce oggi dell’ opera : Le Collezioni mineralogiche e litologiche del Museo di Storia naturale dell’Università di Firenze curata da Giovanni Pratesi. Nell’illustrare brevemente alcuni suoi contenuti seguirò un filo conduttore che lega due noti personaggi storici: Niccolò Stenone e Antonio Stoppani, e Constant Nzimbala Mfuka , appena laureato in Scienze geologiche a Firenze. Tre persone, unite da un sottile filo che si dipana dalle pagini che narrano la storia del Museo di mineralogia e arriva alle risorse minerali estratte oggi dalle zone del Lago Kivu, nelle Rift Valley africane e a La Città della Scienza di Napoli. 
NICCOLO’ STENONE
Nel 1878 si tenne a Parigi il Primo “Geologorum Conventus” la grande assise che riunisce, ogni tre o quattro anni, i geologi del Mondo. Il secondo congresso si tenne nel 1881 a Bologna. I partecipanti vennero a Firenze il 4 ottobre per onorare in San Lorenzo il Sepolcro di Niccolò Stenone: “ Rerum naturae investigatorem episcopum beatum”.
Dopo 132 anni i geologi del Mondo si sono ritrovati per la seconda volta in Italia, a Firenze per il loro 32° Congresso Geologico Internazionale. E sono andati nuovamente nel transetto di destra di San Lorenzo ad onorare colui che con il suo “ Dissertationis Prodomus”, nel 1669 aveva gettato le basi della stratigrafia e della cristallografia. Le due lapidi presenti nel chiostro e nella cappella ricordano gli eventi. Furono gli “ angulata ferri corpora” ( ematite varietà oligisto) e i “ crystallus” ( quarzo) dell’ Isola d’Elba, ha portare Stenone a formulare quel “ non mutatis angulis” che rappresenta il prodromo della 1° Legge della cristallografia, e apre le conoscenze sulle regole che governano la simmetria morfologica dei cristalli, e che si evolvono nelle teorie di Hauy ( molecola integrante) e di Bravais ( reticoli cristallini) sulla struttura della materia allo stato solido. Teorie che riceveranno la loro prima conferma sperimentale con le esperienze di diffrazione ai Rx di Laue ,e poi la loro ulteriore conferma con le riprese al microscopio elettronico a trasmissione, con le quali possiamo vedere le disposizioni ordinate e le simmetrie degli atomi e ioni che formano la materia allo stato cristallino. Disposizioni ordinate, in cui si palesa la mancanza di una simmetria strutturale di ordine cinque, nonostante che il “ pentagono” sia presente in natura: nei petali delle violette e dell’ibisco, nelle proteine e nelle stesse facce dei cristalli pentagono dodecaedrici ( il duale dell’ìcosaedro di Platone) di pirite, e l’asse di simmetria di ordine cinque caratterizza la famosa “ Tassellatura “elaborata nel 1974 da Roger Penrose”.
L’icosaedro di Platone nella scultura in acciaio e marmo di Kim Byung Kyu ( Space Eyes,2013)
Nel 1982 Daniel Shechtman sintetizzò una lega Mg-Zn-Ho che presentava una simmetria
reticolare di ordine 5 e una morfologia dodecaedrica. Nascevano i “quasi cristalli”. Per la sua scoperta, e per le valenze scientifiche e potenzialità tecnologiche ad essa associate, Shechtman ha ricevuto il premio Nobel per la Chimica nel 2011. Lo “Scientific Background” che motiva il conferimento del premio, si chiude citando le due pubblicazioni che segnalano il primo ritrovamento al Mondo di un “ quasi cristallo” naturale. E’ la “icosahedride”, una lega Al-Cu-Fe scoperta nel 2009 da Luca Bindi- al tempo nei ruoli del Museo ed oggi professore associato di Mineralogia- in un campione di meteorite proveniente dalla Kamciatka e conservata nel Museo di Firenze.Il meteorite, “ portatore della icosahedrite”, è una condrite carbonacea e la sua genesi ci riporta a 4,5 miliardi di anni fa durante le prime fasi di formazione del Sistema solare. L’anno “O” del Pianeta Terra.
L.Bindi et al. : Natural Quasicrystals ( Science, 2009)
Dallo spazio alla Terra : dall’anno “0” agli ultimi decenni del XX secolo. L’ arsenico da sempre è noto come veleno ed inoltre negli anni Ottanta in Bangladesh l’ acqua inquinata dall’elemento, determinò l’insorgere di estese patologie cancerogene: carcinomi e neoplasie epidermiche. Da allora,l’arsenico è giunto al primo posto nella lista degli elementi tossici dell’EPA e della Organizzazione mondiale della Sanità. Le aree del pianeta a carattere di criticità per la presenza di anomalie naturali od antropiche da arsenico sono presenti in numerosi paesi del Mondo, e il “ caso arsenico” è divenuto un tema scientifico e tecnologico, per quanto riguarda geo-biodisponibilità e mobilità dell’elemento nei suoli e nelle acque. Una marcata anomalia ad arsenico, sia di natura geogenica che antropogenica, è presente nella Maremma , in particolare nella valle del fiume Pecora –Piana di Scarlino. Da una decina di anni questo territorio è oggetto di una estesa campagna di indagine multidisciplinare e multiistituzionale. Un risultato scientifico particolarmente significativo , che ha portato contributi determinanti per la comprensione dei fenomeni di mobilità del metalloide ,è stata la presenza a Valpiana nella media Val di Pecora di “ travertini portatori di arsenico”. Le ricerche su questi travertini, mediante tecniche spettroscopiche innovative, che hanno avuto in Francesco Di Benedetto giovane ricercatore del DST di Firenze, il principale attore, hanno portato nel 2006 alla scoperta di “ calcite arsenicale”, in cui è documentata la vicarianza C-As(III) nel reticolo cristallino del carbonato.
F.Di Benedetto et al.:Arsenic incorporation in natural calcite latticee ( Earth &Planetary Science Letters ,2006)
Una scoperta di grande rilievo per la comprensione dei fenomeni che determinano la mobilità dell’arsenico e per pianificare gli interventi di bonifica e salvaguardia sanitaria ed ambientali territoriali.
ANTONIO STOPPANI
Paul Crutzen, Premio Nobel per la Chimica 1995 ,ha lanciato il termine “ Antropocene” per indicare il tempo geologico che stiamo vivendo e che inizia dalla rivoluzione industriale della metà del XVIII secolo. Un tempo in cui le attività antropiche influiscono in modo crescente e determinante sulle caratteristiche climatiche e geologiche del Pianeta . Nella proposta di Paul Crutzen- accolta dalla comunità geologica ed elaborata dalla ICS ( International Commission on Stratigrafy)- , si cita espressamente Antonio Stoppani, come precursore del concetto di Antropocene
Il Bel Paese di Antonio Stoppani,3° ed.1881, illustrata da Igino Cocchi.
Nel 1876 ( con una premessa datata 1873) è pubblicata la prima edizione conosciuta de “ Il Bel Paese”, il famoso “ long seller” di divulgazione ed educazione all’ambiente geologico ,stampato in un centinaio di edizioni nel corso del XX secolo , fino all’ultima ristampa del 2009 . Divulgare le bellezze della natura, proteggere le geo-biodiversità e un approccio olistico all’ecologia, sono gli insegnamenti primi che ci trasmette ancora oggi il grande geologo, che nel 1877 è chiamato alla cattedra di geologia del R.Istituto di Studi Superiori e Pratici di Firenze . E il 17 novembre dello stesso anno tiene nell’Aula Magna dell’Istituto- la stessa Aula Magna nella quale siamo oggi riuniti – la Lectio Magistralis di apertura dell’ Anno Accademico avente come titolo: “ L’ Unità dello scibile”.
Sei mesi prima della Lezione magistrale di Stoppani era arrivata a La Specola dall’Isola d’Elba, in un viaggio che aveva interessato una nave della Marina Militare da Portoferraio a Livorno e quindi un vagone speciale delle Ferrovie , la collezione di minerali di Raffaello Foresi. Una raccolta frutto di anni di ricerche , durante le quali Raffaello Foresi, patriota e uomo di cultura elbano, aveva usufruito della preziosa collaborazione del “ mineralista elbano” Luigi Celleri. La collezione, messa in vendita dalla famiglia Foresi, dopo la prematura scomparsa di Raffaello, era stata acquistata dall’Istituto fiorentino per una fortunata coincidenza di circostanze che aveva accumunato nell’operazione: Giorgio Roster e Igino Cocchi- professori nell’istituto di Studi superiori ,frequentatori dell’Elba ed amici di Raffaello Foresi e Luigi Celleri -, Giuseppe Grattarola – direttore del Museo di Mineralogia dell’istituto- e Quintino Sella- influente politico e professore di mineralogia a Torino- il cui busto, e non a caso, domina ancora il salone dell’ attuale Museo di Mineralogia posto al piano terra del Palazzo del Rettorato.
Il Museo, nei nuovi locali di Piazza S.Marco dove erano stati esposti i minerali elbani, venne aperto il 4 ottobre del 1881, in occasione della visita dei partecipanti al 2° Congresso Geologico Internazionale. E non a caso venne utilizzato per documentare la visita del “gotha” della geologia del tempo, lo stesso Libro dei Visitatori del Museo Foresi di Portoferraio.
Collezione Elbana: Elbaite, ortoclasio e quarzo ( S.Piero,Elba)
Molte persone dai tempi di Grattarola ad oggi , hanno contribuito ad arricchire e condurre il Museo.
Museo di Mineralogia
Dai direttori della prima metà del XX secolo : Millosevich, Manasse ed Aloisi, a Guido Carobbi che negli anni Sessanta lanciò la proposta del Museo Nazionale di Storia Naturale a Curzio Cipriani che tornò a dare ai Musei scientifici fiorentini la loro originaria unitarietà , a Fernando Corsini, Ornella Cioni, Giuseppe Mazzetti , Luisa Poggi, Giuseppe Cardicchi, Luca Bindi , Pilario Costagliola. , Luciana Fantoni, Giorgio Scali, Giannella Graziani , Alba Scarpellini, fino a Giovanni Pratesi al quale si deve, con la collaborazione di Cristina Andreani , il nuovo allestimento, dove l’ostensione di bellissimi minerali si accompagna ad un incisivo allestimento didattico, imperniato su tecnologie informatiche ed interattive .

CONSTANT NZIMBALA NFUKA
Il 21 febbraio scorso , Constant Nzimbala Mfuka ha conseguito il titolo di Dottore in Scienze
Geologiche,discutendo brillantemente una tesi sulle georisorse della RDC. Constant è nato il 10 marzo del 1985 in un piccolo villaggio del Congo a sud di Kinshasa e dopo avere iniziato gli studi in geologia nel suo Paese, accompagnati da esperienze di lavoro sul campo, ha vinto una borsa di studio per proseguire la sua formazione nella Università di Firenze. Nella sua tesi ha illustrato le vaste risorse in materie prime del Congo, sia nei loro parametri geologici e minerari, che- come si conviene ad una esaustiva e seria indagine giacimentologica- in quelli sociali , economici e politici.
Risorse minerali del Congo
Emblematica la denuncia legata alle miniere di coltan (Nb-Ta) presenti nella regione del Lago Kivu ai confini orientali del Congo teatro guerriglia e di sanguinosi scontri “politici”.
Un territorio dove, aperture illegali di miniere e tecniche estrattive primitive, si associano ad azioni che minano la sopravvivenza delle popolazioni locali ( pigmei Mbuti) e distruggono un prezioso ed unico ecosistema di foresta equatoriale popolata dalle ultime e rare comunità di gorilla,a poche centinaia di chilometri dalla savana di Olduvai-Laetoli che, due o tre milioni di anni fa, ospitò gli ultimi Australopiteco) e i primi Homo. Olduvai :“ La culla dell’Umanita” e , non a caso, il titolo di un possibile scenario-“ La Teoria di Olduvai”- sul nostro futuro nel Pianeta Terra .
Miniera di “Coltan” nel Kivu del Congo
Un migliaio di chilometri a nord di Olduvai lungo le Rift Valley , passato il Lago TurKana, si apre il Lago Langano …ma questa è un’altra storia. Una storia di grandiosi fenomeni geologici e stupendi paesaggi, che hanno accompagnano ed accompagnano il cammino, dell’Umanità.
La gola di Olduvai
 LA CITTA’ DELLA SCIENZA
A chiusura del mio intervento, voglio ricordare La città della Scienza di Bagnoli , distrutta dal rogo del 4 marzo, e quattro personaggi : Roberto Saviano, Vittorio Silvestrini da una parte ; Camillo Langone e Roberto De Mattei dall’altra. Mi permetto un piccolo ricordo personale. Ho insegnato per dieci anni nella Università Federico II di Napoli e ho avuto il privilegio di apprezzare l’impegno scientifico, didattico e civile di Vittorio Silvestrini quando iniziava il difficile cammino di bonifica e valorizzazione culturale di Bagnoli.Ricordo anche Roberto Saviano, al tempo un ragazzino, curioso di minerali, che ogni tanto capitava a Mineralogia per fare i compiti di casa.
La Città della Scienza, 4 marzo 2013
Non conosco direttamente Camillo Langone e neanche Roberto De Mattei, i cui curricula vitae et studiorum possono essere facilmente trovati in rete. De Mattei , come vice presidente del CNR organizzò il 23 febbraio 2009, nei locali romani dell’Ente, un convegno sul tema “ Evoluzionismo: il tramonto di una ipotesi”. Per quanto riguarda Camillo Langone ( assonanza, puramente fonetica , con un luogo del cammino evolutivo), ho scoperto l’esistenza di questo personaggio, leggendo l’articolo pubblicato nel Foglio del 7 marzo scorso, dal titolo: “ Dovevano bruciarla prima la Città della Scienza”. Dopo una cenno a Roberto Saviano, indicato come : “ Sua Pomposità Saviano,che ora si crede Plinio il Vecchio ” e a Vittorio Silvestrini,: “che non ha mica vinto un Nobel: ha vinto un premio Descartes per la comunicazione scientifica.”, il nostro chiude il suo scritto con questi illuminanti concetti : “… nei capannoni dell’ex-Italsider si propagandava l’evoluzionismo, una superstizione ottocentesca ancora presente negli ambienti parascientifici…”. No Comment. Solo:vergogna
 RINGRAZIAMENTI Chiudo il mio intervento e ringrazio per l’attenzione tutti Voi. Un grazie particolare ad Alberto Tesi, per quanto da Lui fatto per le Scienze della Terra , nel delicato passaggio fra i vecchi ed i nuovi ordinamenti dipartimentali
Firenze. Aula Magna dell’Università, 11 marzo 2013
Intervento di Professore Giuseppe Tanilli, Università di Firenze
Fonte Arcipelago Toscano


jeudi 22 janvier 2015

GEOSCIENCE POUR TOUS










EXPLOITATION DU PETROLE: 25 mars 2013

LE FORAGE: 25 mars 2013

EXPLORATION DU PETROLE: 25 mars 2013

FORMATION DU PETROLE: 25 mars 2013

Impacts de l'activité minière au Katanga: changements d’occupation du sol et exposition humaine aux métaux

 " La culture Geoscientifique pour tous"

Dans le but de mieux connaître les facteurs d’exposition humaine aux métaux dans la zone minière du
sud Katanga, ce qui pourrait, dans un deuxième temps, aider à déterminer les mesures prioritaires à prendre pour la limiter; cette étude et autres analyses en la matiére portent support considerable et fondamentale.

Les femmes dans les sites miniers (photo de .http://malijet.com/)
Les différents impacts de l’activité minière sur l’environnement et la population ont fait l’objet de nombreuses études, menées dans différents pays. Cependant, la plupart de ces études ont été menées dans des pays développés, qui ont souvent su réduire les risques d’exposition de la population par la législation ou des mesures techniques et qui présentent des situations différentes de celles des pays en voie de développement. Peu de recherches ont été conduites en Afrique sur le sujet de la pollution par les métaux. Concernant le Katanga, aucune donnée n’était disponible concernant la contamination environnementale ou humaine
par les métaux, jusqu’à la mise en place du programme GECO (Geology for an ECOnomic Sustainable Development) il y a quelques années. Une première étude sur l’impact de l’activité minière sur la population, menée dans le cadre de ce projet et en collaboration avec la Katholieke Universiteit Leuven, a montré que
les personnes vivant au Katanga à proximité d’une activité minière (mine ou usine métallurgique) étaient plus exposées à certains métaux (dont le Cu, le Co et l’U) que les personnes vivant au Katanga en dehors de la zone minière (Banza et al., 2009). De plus, au sein de la zone minière, les personnes vivant à moins de 3km d’une activité minière étaient plus exposées au Cu, Co et U que les personnes vivant à une distance plus grande d’une activité minière. Ce mémoire a été réalisé en lien avec le projet GECO, dans le cadre d’un des
deux grands objectifs du projet, à savoir l’étude de l’impact de l’activité minière sur l’environnement et la population au Katanga. La particularité de ce mémoire est l’utilisation d’images satellite dans le but de détecter les changements récents d’occupation du sol liés entre autres à l’activité minière. En effet, la télédétection permet de quantifier et de localiser les changements d’occupation du sol à l’échelle du paysage (Petit et al., 2001). Les caractéristiques spatio-temporelles de ces changements peuvent également être étudiées, à travers des séries temporelles d’images satellite couvrant une même zone. Les données acquises
par télédétection sont ainsi devenues, lors des dernières décennies, la première source de données pour la détection des changements d’occupation du sol (Lu et al., 2003).
Le premier objectif de ce travail était d’identifier et quantifier les changements récents d’occupation du sol, d’origine anthropique, à l’aide d’une série temporelle d’images satellite recouvrant une zone minière du Katanga. Etant donné le peu de données disponibles sur l’activité minière récente au Katanga, le secteur minier artisanal s’étant considérablement développé, l’étude de ces changements devait permettre entre autres d’identifier les sites d’activité minière actifs durant la période d’étude. Le deuxième objectif du mémoire était de confronter ces résultats à des données d’exposition humaine aux métaux relevées
dans la zone d’étude dans le cadre du projet GECO, dans le but d’essayer de déterminer l’importance relative des différents modes de transmission des métaux à l’homme. L’exposition chronique à des métaux tels que le Cu ou le Co, les deux principaux métaux exploités dans la zone d’étude, est documentée
comme ayant des conséquences graves sur la santé. Likasi, situé au sud de la province du Katanga, au centre de ce qui est appelé la « ceinture de Cu », a été choisi comme centre de la zone d’étude (un carré d’un peu plus de 50km de côté). Quatre images satellite, datant de 1973, 1986, 2002 et 2009, couvrant cette zone, ont été retenues pour l’analyse. L’application d’une transformation Tasseled Cap à ces données puis d’une analyse vecteur changement a alors permis de détecter les changements d’occupation du sol
survenus entre 1973 et 1986, 1986 et 2002, ainsi qu’entre 2002 et 2009. Les résultats de la détection du changement montrent que l’activité minière s’est fortement intensifiée dans la zone d’étude entre 1973 et 2009, autant en ce qui concerne la surface de changement concernée que le nombre de sites d’activité minière détectés comme actifs (voir tableau). Etant donné la chute de la production industrielle observée au Katanga à la fin des années 1980 et la stagnation de cette production depuis cette époque, l’augmentation de l’activité minière serait due en grande partie au développement du secteur minier artisanal. L’expansion importante de la ville de Likasi, et celle de Luambo dans une moindre mesure, entre 2002 et 2009, l’émergence et le développement de certains villages essentiellement voués à l’agriculture en périphérie de Likasi entre 1986 et 2009, la régénération de végétation sur certaines parties non exploitées de sites miniers entre 1986 et 2009 et la pollution de deux grandes zones situées en aval d’usines métallurgiques, à l’est de Likasi et au sud-est de Kambove, entre 2002 et 2009, sont les principaux changements d’occupation du
sol révélés par la détection des changements autres que l’activité minière. De manière générale, une augmentation importante de la surface détectée de changement d’occupation du sol de types « défrichement » et « perte de biomasse » est observée entre 1973 et 2009 dans la zone d’étude. Les données d’exposition humaine aux métaux, consistant en des mesures de concentration de certains métaux dans les urines de personnes vivant en six lieux différents de la région d’étude et en un lieu en dehors de la zone minière
(échantillon de contrôle), ont ensuite été comparées en fonction de leur lieu de prélèvement, à l’aide de tests de comparaison de moyenne. Parallèlement, différentes hypothèses concernant l’impact de l’activité minière et les principaux modes de transmission des métaux à l’homme ont été formulées. Les différents
lieux de prélèvement des urines ont alors été comparés selon divers proxys, liés à ces hypothèses et faisant intervenir l’activité minière mise en évidence entre 2002 et 2009 par la détection du changement. L’émergence de relations ou associations entre les résultats des tests de comparaison de moyennes des concentrations de métaux dans les urines et ces proxys mesurés pour chaque lieu de prélèvement des urines, a permis de tester l’importance relative des différents modes de transmission des métaux à l’homme, sous réserve des hypothèses formulées. Le choix a été fait de n’utiliser que les données de concentration dans les urines du Cu, du Co et de l’U.
Les résultats des tests de comparaison de moyennes montrent d’abord qu’à quelques exceptions près, les personnes vivant dans la zone d’étude sont statistiquement plus exposées aux métaux Cu, Co et U que les personnes vivant en dehors. Concernant le Cu et le Co, la pollution de l’eau semble être la principale source d’exposition humaine à ces métaux. Le déversement de polluants provenant des usines métallurgiques semble être la cause principale de la pollution de l’eau dans le cas du Co et du Cu, alors que les activités extractives
contribueraient également à cette pollution dans le cas du Cu. Concernant l’U, les résultats ne sont pas suffisamment clairs pour en tirer des conclusions probantes. Aucune donnée de pollution de l’eau et des sols dans le sud Katanga n’a encore été publiée. Cependant, des études menées en Zambie, sur la ceinture de
cuivre, ont montré que l’activité minière était la cause de pollution importante des sols et de l’eau en métaux (Tembo et al., 2006 ; Petterson & Ingri, 2001). Etant donné le caractère non régulé de l’exploitation minière qui a prévalu pendant plusieurs années en RDC, il est probable que la contamination environnementale
soit similaire voire plus importante dans le sud Katanga (Banza et al., 2009). L’analyse d’échantillons d’eau et de sol prélevés dans le cadre du projet GECO au Katanga, en cours d’analyse, devrait permettre d’évaluer cette pollution. Un prolongement de ce travail serait ainsi d’intégrer ces données dans l’analyse,
pour confirmer ou infirmer les pistes de réflexion développées et les relations entre variables mises en évidence dans ce travail. Des études épidémiologiques ont aussi été engagées dans le but d’examiner les effets, encore peu connus, sur la santé de l’exposition importante aux métaux de la population du sud Katanga (Banza et al., 2009).

Bibliographie

  • Banza et al. (2009). Environmental Research; 109: 745 - 752.
  • Lu et al. (2003). International Journal of Remote Sensing; Vol. 25, No. 12: 2365 - 2407.
  • Petit et al. (2001). International Journal of Remote Sensing; Vol. 22, No. 17: 3435 -3456. 
  • Pettersson & Ingri (2001). Chemical Geology; 177: 399 - 414.
  • Tembo et al. (2006). Chemosphere; 63: 497 - 501.
  • Philippe Malcorps* & Éric Lambin: (Université Catholique de Louvain - UCL)

mercredi 21 janvier 2015

Ressources minérales industrielles aux environs de Kinshasa, un pontentiel pour un développement durable

Construction en briques cuites industrielles
La ville de Kinshasa, capitale de la RD Congo en pleine reconstruction, est confrontée à de sérieux problèmes de logement de ses habitants dont le nombre est estimé à plus au moins 10 millions. En tant que logement, l’habitation constitue un élément fondamental du bien-être physique, psychologique, social
et économique des ménages.
En ce sens, la connaissance du patrimoine et la valorisation appropriée des ressources naturelles locales s’intègrent de manière favorable dans une perspective de développement local durable. La présente étude concerne la caractérisation fine et technologique des matériaux argileux extraits des carrières de Kasangulu à plus au moins 30 km de Kinshasa. Elle a l’avantage de contribuer à l’amélioration de la qualité des briques artisanales produites ou à produire, à la promotion des matériaux locaux de construction, à inciter la création des PME dans la filière de la céramique en RD Congo et de s’intégrer dans le projet de la géologie urbaine et périurbaine de Kinshasa. Les résultats des caractérisations géotechniques, granulométriques, chimiques, minéralogiques et microscopiques montrent que les matériaux argileux de Kasangulu sont des produits silico-argileux plastiques qui constituent des ressources minérales premières de bonne qualité pour la fabrication des produits variés dont les briques cuites (creuses, perforées, pleines et de parement) ou stabilisées, les hourdis et les tuiles. La présence de la goethite associée à l’oxyde de titane dans ces produits naturels apporte une plus-value considérable dans la teinture rougeâtre et/ou jaunâtre des produits finis.
Les teneurs en oxyde de fer couplées aux faibles teneurs en oxydes alcalins et alcalino-terreux conditionneront la fusibilité et donc l’aptitude à donner des produits suffisamment grésés pour présenter des caractéristiques utiles (porosité, perméabilité et résistance mécanique) satisfaisantes. Mais la présence de sables trop grossiers dans ces matériaux naturels peut entraîner des problèmes de perméabilité dans les tuiles. Des tuiles de bonne qualité doivent donc dériver de mélanges optimaux des produits naturels.
Afin d’obtenir des blocs de haute densité et de minimiser la quantité de stabilisant, il est souhaitable de procéder au mélange des matériaux des couches 2 et 3 sur le même profil avec une teneur en eau optimale variant entre 14 et 16 %.
Dans tous les cas, les courbes granulométriques sont continues, et ne décèlent pas de gros déficits dans une quelconque tranche granulométrique, ce qui doit contribuer à l’obtention des textures denses et donc également à la fabrication des produits très résistants.

Bigliographie
Dominique Wetshondo Osomba, Éric Pirard (Université de Liège - ULg (Belgique))
C. Mpiana Kenababo (Université de Kinshasa – UNIKIN (RDC))

lundi 19 janvier 2015

Resources minérales et Géologie de la Rep. Dém. du Congo. Partie III (a)

"Pour la culture scientifique en Geoscience ( cas de la RDC)"

PARTIE III: Mineralisations de la RD. CONGO 
  • Minéralisation et contexte structural au Katanga
La mise en valeur du gisement de sulfures Cu-Ag à Dikulushi dans l’avant-pays de l’arc cuprifère du Katanga par ANVIL Mining (exploité depuis 2002) a attiré l’attention sur la formation au Katanga de gisements au cours d’une tectonique tardi-néoprotérozoique postérieure à la formation de la chaîne lufilienne. Le gisement de Dikulushi s’est formé suite à la circulation de fluides minéralisants le long de dislocations et failles tectoniques, et à leur concentration dans des veines associées, postérieurement aux déformations lufiliennes principales (Haest et al., 2008, 2010). Une situation similaire a été observée à l’anticlinal de
Lufukwa, où les minéralisations sont spatialement reliées à des failles décrochantes postérieures au plissement lufilien qui affecte l’entièreté des séries du Supergroupe du Katanga (El Delsouky et al., 2008). Dans le cadre d’un projet Accord Cadre MRAC-DGCD (S1_RDC_Geodyn UNILU) visant à soutenir le potentiel de l’Université de Lubumbashi dans le domaine de la Géodynamique et en collaboration avec la K.U.Leuven, une étude microtectonique de la fracturation à été entreprise, visant à reconstruire les
grandes étapes de l’histoire géodynamique cassante en termes de contraintes tectoniques et à étudier les relations entre la minéralisation et la tectonique cassante tardi- et post-lufilienne. Une série de carrières en activité et d’affleurements naturels ont été visités, choisis en fonction de leur accessibilité et de leur répartition afin de couvrir la plus grande partie de l’Arc Lufilien et son avant-pays en RDC. Une analyse détaillée des failles et fractures a été réalisée, comprenant leur description morphologique et cinématique, la mesure de leurs orientations à la boussole, la recherche de critères pour en établir leurs successions chronologiques ainsi qu’un examen des minéralisations associées. Les données structurales ont été traitées par la méthode de détermination des paléo-contraintes, afin de reconstruire l’évolution des contraintes tectoniques
responsables de leur formation. Les résultats montrent que les systèmes de fractures les plus précoces

observées correspondent à un régime compressif, ne sont pas minéralisées et sont interprétées comme syn-orogéniques. Cependant, la grande majorité des structures tectoniques cassantes ont été formées en contexte extensif à décrochant et sont postérieures à la structuration majeure de l’Arc Lufilien, tout en étant minéralisées. La disposition de ces structures et leurs relations avec les flancs des anticlinaux de l’Arc Lufilien indique une mise en place postérieure au plissement et à la fracturation inverse. Une période d’inversion tectonique compressive bien marquée pourrait correspondre à une déformation intraplaque liée à l’orogenèse Gondwanide au sud du continent Africain (faisant alors partie du Gondwana) pendant le Trias. Des failles tardives à récentes, non minéralisées et en contexte extensif marquent la période d’extension continentale à partir de la séparation complète de l’Afrique des autres continents pendant le Crétacé.
Les importantes minéralisations en Cu-Co qui se sont mises en place en association avec des systèmes de failles en contexte décrochant à franchement extensif ont été décrites comme provenant de la re-mobilisation des dépôts stratiformes primaires (Cailteux et al., 2005 ; El Delsouky et al., 2009 ; Kampunzu
et al., 2009). Cette étude montre donc que ces minéralisations tardives sont issues de re-mobilisations postérieures à l’orogenèse lufilienne, pouvant correspondre à un ou plusieurs événements tectoniques : effondrement extensif tardi-orogénique de la chaîne lufilienne suivie de réactivations compressives intraplaque liées aux chaînes orogéniques péri-Gondwana (Triassique), et/ou tectonique extensive liées au rifting à partir de la fin du Crétacé. Les structures tectoniques les plus récentes observées sont compatibles avec le fonctionnement actuel du rift Estafricain.
  • Les gisements de cuivre et métaux associés dans le Katanguien en République démocratique du Congo
Le Copperbelt de l’Afrique centrale est un segment de la ceinture néoprotérozoïque pan-africaine situé entre les cratons du Congo et du Kalahari. Il forme un arc d’environ 700 km de long qui s’étend de part et d’autre de la frontière entre le Congo et la Zambie. Son évolution géotectonique est liée à la dislocation puis à
l’amalgamation des supercontinents Rodinia et Gondwana, entraînant successivement ouverture et élargissement d’un rift intracontinental, subduction, convergence et collision des cratons du Congo et du Kalahari, entre 880 et 512 Ma.
L’orogène lufilien s’est développé en deux phases compressives majeures de déformation : phase kolwezienne D1 de plissement et charriage (~ 750 à 600 Ma) qui a formé les brèches de Roan suite aux décollements de la succession katanguienne, à l’expulsion des fluides intersticiels et à la fluidisation de couches évaporitiques; phase monwezienne D2 (~ 600 à 512 Ma) de type « escape bloc tectonic » qui a
généré des manifestations hydrothermales-métamorphiques (Kampunzu & Cailteux, 1999 ; Kampunzu et al., 2009). Une phase D3 de plissement transversal a déformé tardivement l’Arc Lufilien et les couches sub-horizontales des plateaux (~ 490 Ma ?).
Cette province métallogénique est complexe contenant une importante concentration de gisements stratiformes de Cu variablement associé au Co et à l’U, ainsi que des gisements Zn-Pb-(Cu) et Cu-(Au)-(Ag) de type filonien. Les minéralisations stratiformes Cu-(Co) économiques sont contenues dans le groupe
de Roan, principalement à la base du ssgr. des Mines (fm. de Kamoto et des Shales Dolomitiques); ce sont des roches caractérisées par une sédimentation en milieu supratidal-intertidal et par un environnement évaporitique. Ces minéralisations sont parfois accompagnées de quantités significatives d’U, Ni, Au, Ag et PGE mais qui sont généralement non économiques. Des minéralisations stratiformes Cu-(Co) sont également connues dans des roches du même type dans la partie supérieure du ssgr. des Mines (fm. de Kambove), dans certaines formations des ssgr. de la Dipeta et de Mwashya (Cailteux et al., 2005, 2007). Plusieurs générations de minéralisations et de remobilisations parfois importantes se sont déposées lors de processus (1) syngénétiques et diagénétiques précoces à tardifs (816 ± 62 Ma pour l’Ore Shale en Zambie), (2) hydrothermaux-métamorphiques syn-orogéniques (670 à 512 Ma), et (3) d’altération supergène (< 512 Ma). La source première des métaux est à rechercher dans l’érosion des roches continentales anté-katanguiennes notamment du Bangweulu et du craton zimbabwéen (Cailteux et al., 2005, 2007; Selley et al., 2005; Muchez et al., 2008; El Desouky et al., 2009; Kampunzu et al., 2009). Les minéralisations Zn-Pb-Cu (~ 680 à 450 Ma) sont généralement associées aux carbonates du Groupe de Nguba dans l’Arc Lufilien et de type « Mississipi-Valley.
A l’exception de Kipushi au Congo qui est un gisement de taille mondiale caractérisé par un cortège polymétallique complexe (Zn-Cu-Pb-Cd-Co-Ge-Ag-Re), de Kabwe (Zn-Pb-V) et Kansanshi (Cu-Au) en Zambie, ce sont pour la plupart des occurrences de taille relativement petite, contenant de l’ordre de quelques milliers de tonnes métal. Ces minéralisations montrent un contrôle tectonique lié aux phases D1 et/ou D2 de l’orogène lufilien; les études suggèrent qu’elles se sont déposées à partir des fluides du bassin sédimentaire au cours de processus syn- ou post-orogéniques, que l’origine des métaux est crustale sialique en provenance des sédiments katanguiens et du basement, et que le soufre provient d’évaporites et/ou
de sulfures diagénétiques (Kampunzu et al., 2009). Des minéralisations Cu-(Pb-Zn- Ag) de type filonien sont également contenues dans des formations arénitiques tectonisées du groupe de Kundelungu de l’avant-pays de l’Arc Lufilien (p.ex. Dikulushi); elles seraient d’âge lufilien (D2) à post-lufilien (El Desouky et al., 2008;
Haest et al., 2009) et résultent au moins en partie de processus comparables à ceux des minéralisations Zn-Pb-Cu.
  • Les kimberlites du Kasaï et du Katanga
Daniel Demaiffe*
Deux grandes provinces kimberlitiques ont été identifiées depuis longtemps en RDC :
- la province de Mbuji-Mayi (anciennement Bakwanga) au Kasaï,
- la province du plateau du Kundelungu au Katanga.
Les premiers diamants ont été trouvés la même année, en 1908, dans les deux provinces (Buttgenbach, 1909 ; Cornet, 1912). L’existence de kimberlites a été démontrée très tôt au Kundelungu (d’Andrimont, 1912 ; Verhoogen, 1938) alors qu’au Kasaï, le premier pipe n’a été identifié qu’en 1946, par méthode
géophysique (De Magnée, 1946). La région de Mbuji-Mayi s’est révélée très riche en diamants et l’exploitation a démarré dès 1914 (production de près de 24.000 carats). En 1919/1920, elle dépassait 200.000 carats et elle s’est maintenue entre 5 et 20 millions de carats/an depuis 1960 à tel point que la RDC a largement dominé la production mondiale de diamants entre 1930 et 1985. Le gisement de Mbuji-Mayi est un des plus riches du monde en poids (teneur moyenne de 2 à 6 carats/tonne) mais pas en valeur car 75 à 80 % des diamants sont de qualité industrielle. Les kimberlites du plateau du Kundelungu sont pauvres en diamants et non exploitables.
Depuis les années 1920 (De Rauw, 1923), des diamants alluvionnaires ont été trouvés et exploités artisanalement dans les affluents du fleuve Congo, au N de Kisangani (Province orientale). La région a produit 1.6 millions de carats en 2006. Ente 2003 et 2006, la RDC a exporté officiellement entre 27 et 33 millions de carats, représentant une valeur entre 642 et 895 millions $US (Revue annuelle de
l’industrie des diamants, RDC 2007). Depuis la revue de synthèse de Demaiffe et al (1991), les études
pétrologiques, géochimiques et isotopiques sur les kimberlites et les diamants de RDC, ainsi que sur les xénolites (essentiellement d’éclogites à Mbuji-Mayi) et les mégacristaux (grenat, clinopyroxène, zircon, baddeleyite, corindon, …) ont été poursuivies. Les principaux résultats seront brièvement passés en revue. 
Deux axes de recherches pourraient être développés en vue de trouver de nouveaux gisements diamantifères :
- reprendre en détail les prospections géophysiques et géochimiques au Kasaï : la MIBA n’exploite en effet qu’une zone de 40 km2 (« le polygone minier ») alors que les concessions couvrent une superficie totale de plus de 70.000 km2 ;
- rechercher la source primaire des diamants de la région de Kisangani par l’étude géologique du bloc cratonique archéen qui constitue l’essentiel du NE du territoire du Congo.

Bibliographie

- Nzimbala C. (2013). Rassegna sulle mineralizzazione della Repubblica Democratica del Congo; Memoir de Licence en Sciences Geologiques, UNIFI ( Italie). 2013 
- Cailteux et al. (2005). Journal of African Earth Sciences; 42: 134-158.
- Cailteux et al. (2007). Gondwana Research; 11: 414-431.
- El Desouky et al. (2008). Economic Geology; 103: 555-582.
- El Desouky et al. (2009). Ore Geology Reviews; 36: 315-332.
- Haest et al. (2009). Mineralium Deposita ; 44: 505-522.
- Kampunzu & Cailteux (1999). Gondwana research; 2: 401-421.
- Kampunzu et al. (2009). Ore Geology Reviews; 35: 263-297.
- Muchez et al. (2008). Mineralium Deposita; 43: 575-589.
- Selley et al. (2005). Economic Geology 100th Anniversary Volume: 965-1000.

Resources minérales et Géologie de la Rep. Dém. du Congo. Partie I

 "Je suis très ravie de présenter au monde Geoscientifique e appassionés de Géoscience ce thème dirais-je centrale de l'interet particulier de mes recherches bibliographiques, que j'ai bien le plaisir de difuser sur mon blog pour l' interet de tous ceux qui sont concernés. 
Nous rappellons que le monde geoscientifique celèbre la RDC comme  une des régions les plus riches du monde  du point de vue " resources minerales " à tel point qu'elle est appelé " SCANDAL GEOLOGIQUE". Il y a lieux alors de se demander: en quoi ce scandal consiste ? Voilà la motivation principale de l'initiative, mettre au point et à connaissances, aussi d'une maniere specifique, tout ce qui constitue le sous-sol Congolais, non pour faire convoiter  ses resources mais plutot pour contribuer  à faire connaitre les aspets mineralogiques et geologiques du territoire congolais pour des fins purement "Scientifiques"
Nous allons dévolopper ce THEME en plusieurs partie pour faciliter la lecture et la compréhension."

Carte géologique rdcongo,  Nzimbala ( memoir de licence en Geologie. 2013)
PARTIE I : Aspets généraux

a. LA GEOLOGIE DE LA REP. DEM. CONGO
En générale la Géologie de la République Démocratique du Congo est caractérisée par deux grands ensemble structuraux séparés par une discordance et/oui une lacune importante :    
  • Les formations de couvertures ( terrains phanérozoïque), non métamorphisés, généralement fossilifères et d'âge compris entre le carbonifère supérieur et l'holocène ;
  • Les formations de soubassement (terrains précambrien) + métamorphiques et plissées formant un anneau ininterrompu autour du bassin du Congo.
1°) Terrains de soubassement
Les terrains de soubassement sont subdivisés en unités " tectostratigraphique ". Il s'agit dans un premier temps :       
      • a) Des boucliers archéens d'âge supérieur ou égal à 2500 MA affleurant au Congo septentrional et au Kasaï ;
      • b) De la ceinture du Précambrien inférieur et moyen (2.500 à 1.300 MA) dont les sédiments se sont déposés dans des zones mobiles méridiennes situées sur les bordures Est et Ouest du craton et dans des fossés intracratoniques transverses ;
      • c) La couverture du Précambrien supérieur appelé le Katangien dont les sédiments se sont déposés sur les plates-formes épicontinentales et dans les aires subsidentes du craton du Congo (Katanga plissé et tabulaire).
2°) Formations de couverture
Elle affleure en quatre zones :
      1. Une zone littorale, comprise entre l'Océan Atlantique et les monts du Mayumbe (Monts de Cristal); des formations marines d'âge tertiaire et crétacique y sont bien développées ;
      2. La cuvette centrale où s'étalent les dépôts d'âges mézoïque et cénozoïque ; des vastes terrains affleurent sur le pourtour de la Cuvette ;
      3. La bordure de terrains anciens subdivisée en six régions non raccordables ;
      4. Les fossés tectoniques de l'Est du Congo occupés par des formations cénozoïques particulières et siège d'un volcanisme récent.Les formations de chacune de ces 4 grandes zones sont recouvertes indifféremment par des formations récentes, la série des sables ocre et la série des grès polymorphes.

b. MINERALISATION DE LA REP. DEM. CONGO

La minéralisation en République Démocratique du Congo est liée à l'environnement géologique. C'est ainsi qu'on trouve :   
1°) Le groupe du Cuivre (Cuivre - Cobalt - Uranium - Zinc - Plomb - Cadmium - Germanium)
Il s'agit des gisements d'indices de la ceinture cupro-cobaltifère Katangaise exploitée en plusieurs endroits (la dolomie de Kakontwe).
Les gisements du faisceau R2 ou série des Mines fournissent presque la totalité de la production du cuivre, Cobalt et Uranium. Il faut y ajouter les amas discordants Zn-Cu-Pb-Ge de Kundelungu inférieur, le gisements filonien de Kipushi (Cu-Cd-Ge-Pb-Zn-Ag), le gisement de Tshibenda et autres gisements et indices répartis ailleurs (Bamba Kilenda, Lubi-Lukula, Ubundu etc).  
2°) Le groupe de l'Etain (Etain - Wolframite - Colombo-tantalite - Béryl - Monazite
Cette minéralisation se localise dans la partie Orientale du Congo, formant ainsi une ceinture de plus de 700 Km. Les différents gisements du groupe de l'étain sont caractérisés par leur situation dans la zonéographie des pegmatites et leur environnements lithologiques et structuraux.
3°) Les minéralisation liées à la différenciation de magmas basiques et alcalins : Chrome - Nickel - Niobium - Diamant.       
Les gisements et les indices sont rapportés aux gîtes Kimberlitiques (diamants), gîtes carbonatitiques à pyrochlore (Nb-Ce), gîtes filoniens à berytine.
Les éluvions et alluvions diamantifères des pipes Kimberlitique sont localisés en plusieurs endroits : Mbuji-Myi et Tshikapa étant les plus importants.
Les teneurs et réserves des carbonatites de la Lueshe et de Bingo permettent de classer ces gîtes de pyrochlore parmi les plus gros au monde. Les gîtes résiduels du chrome et de nickel sont situés dans la région du Kasaï Occidental (Nkonko et Lutshatsha).   
4°) Les métaux précieux Or, Argent, Platine       
L'or a été signalé sur toute l'étendue de la " ceinture précambrienne " du Congo, en liaison avec les roches du craton archéen et des cycles orogéniques Kibalien et Burundien. Les gisements les plus importants sont localisés dans la province Orientale, et dans le Nord Kivu. On trouve des gîtes dans le Kasaï, le Katanga et le Bas-Congo.
L'argent provient en grande partie du traitement des minerais cupro-Zincifères de Kipushi et de la Province Orientale et du Kivu.
Les gîtes et indices de platine sont liés à des intrusions basiques (Kasaï), à des intrusions de composition moyenne (Province Orientale) et aux gîtes stratiformes de la " ceinture cuprifère ".   
5°) Le fer et le manganèse       
L'existence d'importants gîtes de fer a été reconnue dans la Province Orientale, le Kasaï et le Katanga. Les réserves des gîtes de la Province Orientale et du Kasaï sont estimées à plusieurs millions de tonnes. Le manganèse par contre apparaît comme un élément accessoire dans de nombreuses associations minérales. Les gisements de Kasekelessa et Kisenge sont les plus importants (réserves évaluées à 14 millions de tonnes).   
6°) Les combustibles minéraux : Charbon, Schistes bitumineux, Pétrole et ses dérivés gazeux et solides       
Les bassins houillers de la République Démocratique du Congo sont localisés dans la Province du Katanga (Luena, Lukunga, Tanganyika) et présentent des caractéristiques communes avec ceux de l'Afrique australe et de Madagascar.
Les Schistes bitumineux sont rencontrés dans le sédiment marin des séries de Kisanganie et de la Loïa qui affleurent la bordure de la Cuvette centrale (Province Orientale, Bas-congo)
Des indices d'hydrocarbures solides et liquides sont connus dans les formations de couverture, d'âge crétacé à récent de la zone littorale Atlantique de la Cuvette Centrale et du Rft des Grands Lacs.
Il faut y ajouter un gisement très particulier de gaz naturel dans le Lac Kivu à l'Est de la République Démocratique du Congo.
Bibliographie

- Nzimbala C. (2013). Rassegna sulle mineralizzazione della Repubblica Democratica del Congo; Memoir de Licence en Sciences Geologiques, UNIFI ( Italie). 2013 
- Site web CTCPM

vendredi 16 janvier 2015

Un modèle de lagune d'âge protérozoïque supérieur: le schisto-calcaire du Congo

La lagune Protérozoïque supérieur du Cycle Schisto-calcaire (Supergroupe Ouest-Congolien), du bassin du Nyanga-Niari (Congo, Gabon) et de l'extrémité occidentale du bassin de Comba (Congo), correspond aux dépôts confinés d'une plate-forme interne, isolée du milieu marin franc par une barriére continue oolitique, localement stromatolitique. Ce milieu confiné communique à l'Est avec le milieu marin ouvert, par un seuil qui précéde le milieu marin franc et l'approfondissement de la plate-forme vers le Nord-Est, en direction de la cuvette congolaise.

La signification des faciès à l'affleurement en fonction des données acquises en forages permet l'interprétation sédimentaire de faciès mixtes dolomitiques à carbonatés, trés particuliers, comme des dépôts lagunaires à évaporites.

La sédimentation s'organise en séquences émersives de comblement, répétées. Dans le Bassin de Comba, une lagune interne, un haut-fond et une lagune plus externe s'individualisent, alors que dans le bassin du Nyanga-Niari seuls les faciès de lagune interne existent. Ces séquences de lagune interne montrent un terme de base, calcaire ou marneux, détritique, biodétritique ou à lamines algaires, renfermant des minéralisations cupriféres.La prolifération des tapis algaires, la précipitation de dolomie et d'évaporite est à mettre en parallèle avec les milieux confinés à sédimentation carbonatée actuelle.

Pour Lire tout l'article : Cliques ici

jeudi 15 janvier 2015

I segreti della sismicità profonda della Terra

I segreti della sismicità profonda della TerraLe anomalie sismiche al confine fra il nucleo e il mantello del pianeta non sarebbero dovute alla Fusione del mantello, ma a quella delle rocce basaltiche delle placche tettoniche sprofondate in seguito ai fenomeni di subduzione in corrispondenza delle fosse oceaniche. Il mantello, inoltre, potrebbe avere una composizione differente da quella finora ipotizzata.
Sarebbe compresa fra 3800 e 4150 Kelvin la temperatura al confine fra il nucleo e il mantello terrestre. A stabilirlo è stato una ricerca che ha permesso di chiarire alcuni aspetti dei meccanismi all' origine degli anomalie sismiche profonde che avvengono in quella regione del pianeta e che sono collegate a molti dei più grandi eventi vulcanici. Un altro studio suggerisce inoltre che la composizione del mantello potrebbe essere in parte differente da quella finora ipotizzata.
I segreti della sismicità profonda della Terra
Particolare dell'impianto per la luce di sincrotrone della European
 Synchrotron Radiation Facility (© Peter Ginter/Science Faction/Corbis)
Le anomalie sismiche all'interfaccia fra nucleo e mantello-interfaccia che prende anche il nome di strato D" - sono state imputate alla fusione del mantello in prossimità del nucleo, ma questa spiegazione non rende conto del fatto che queste anomalie non si distribuiscono uniformemente in tutta questa zona. Inoltre i dati sismologici non danno alcun segno dell'esistenza delle "Bolle" a densità minore che dovrebbero formarsi nel mantello se quello fosse il meccanismo.Sospettando che nel fenomeno sia coinvolto il meccanismo di riciclo della crosta terrestre nelle fosse di subduzione, dove le placche tettoniche si inabissano per sprofondare nelle profondità del mantello, un gruppo di ricercatori dell'università Blaise Pascal di Clermont-Frrand ha cercato una conferma dell'ipotesi studiando i processi di fusione delle rocce basaltiche nelle condizioni che si possono avere all'interno della Terra.
Per questo come illustrano n un articolo pubblicato su " Science", Denis Andault e colleghi hanno sottoposto campioni di roccia basaltica delle dorsali medio-oceaniche a condizioni estreme di temperatura e pressione, create grazie all'impianto della European Synchrotron Radiatio Facility ( ESRF) di Grenoble.
In questo modo hanno scoperto che la temperatura di fusione del basalto ( circa 3800 kelvin) é molto più bassa rispetto a quella del mantello ( circa 4150 kelvin).
Inoltre è risultato che nelle condizioni presenti al confine tra nucleo e mantello, dove la temperatura aumenta rapidamente, la fusione del basalto produce liquidi ricchi di silice ( SiO2), che reagiscono rapidamente con il mantello, tanto da dissolversi rapidamente e impedire la formazione di bolle.
I segreti della sismicità profonda della Terra

Cristallo di perovskite. (© Gary Cook/Visuals Unlimited/Corbis) 
In un altro articolo pubblicato sempre su Scienze,  i ricercatori del Center For High Pressure Science and Technology Advanced research ( HPSTAR) di Shanghai e della Carnegie Institution di Washington hanno scoperto che la composizione del mantello terrestre potrebbe essere differente da quella prevista dalle teorie attualmente più accreditate, che lo indicano come formato quasi esclusivamente di perovskiti, silicati di magnesio e ferro.
Simulando le condizione del mantello inferiore con un'apparecchiatura adatta a produrre pressioni quasi un milione di volte superiori a quella atmosferica e temperature fra i 2200 e 2400 kelvin, Li Zhang e colleghi hanno scoperto che in quelle condizioni le perovski posso entrare in uno stato di instabilità che determina una perdita di ferro dal minerale, e che successivamente questo ferro va a formare un nuovo silicato.
Dato che la composizione del mantello determina il comportamento delle onde sismiche, questo nuovo materiale potrebbe aiutare a spiegare la velocità estremamente basse  delle onde rilevate da alcuni studi nelle profondità del mantello.

Fonte: www.lescienze.it



lundi 10 novembre 2014

La géopolitique autour du secteur minier della RDC: cas du diamant


 La dimension nationale
Le rôle du gouvernement : sécurisation ou fraude ?
La politique minière actuelle de la RDC reposerait sur la volonté du gouvernement qui vise la croissance rapide des résultats économiques du secteur minier par la diversification des opérateurs et des substances
exploitables. Cette volonté se manifesterait également par le renforcement de l’intégration du pays dans l’économie mondiale. Pour ce faire, il faudrait opter pour la libéralisation de l’économie et prendre préalablement des mesures adéquates.
Dans cet ordre d’idées, l’Etat congolais s’est engagé effectivement à prendre des mesures qui sont alignées dans le Nouveau Code minier, pour que l’exploitation des ressources minérales contribue au développement
durable du pays, développement qui passe ipso facto par la réduction de la pauvreté des populations.
Nous savons que malgré cette volonté affichée par le gouvernement, le secteur minier est miné par la fraude. Ce fléau constitue, à coup sûr, une gangrène empêchant ainsi la maximisation des recettes susceptibles
de procurer à l’Etat les moyens indispensables pour améliorer le « mieux être » de l’homme congolais.
Sans toutefois justifier un quelconque comportement actuel au sujet de la fraude, il sied d’indiquer que la fraude minière ne date pas d’aujourd’hui. Elle existe depuis l’époque coloniale, malgré de mesures prises pour la freiner. Mais qu’est ce qu’on entend par la « fraude minière » ? La fraude minière n’est rien d’autre que la détention, le transport, la commercialisation ou l’exportation des produits miniers en violation du Code Minier et de ses mesures d’application, du Code douanier, du Code des contributions et ce, dans le but de se procurer un bénéfi ce illicite au détriment des intérêts de l’Etat. D’où, l’impérieuse nécessité pour l’Etat d’engager avec fermeté des actions coordonnées pour juguler ce fl éau. Il n’est un secret pour personne que le secteur minier a toujours été l’épine dorsale de l’économie nationale de la RDC. A titre illustratif : en
2002 et 2003, le secteur minier avait contribué respectivement pour 30,3 % et 38,2 % à la formation du Produit Intérieur Brut (PIB). Et, la contribution du secteur minier au PIB repose essentiellement sur le
dynamisme de l’exploitation artisanale du diamant. Entre 1993 et 2002, les recettes d’exportation en ce qui concerne le secteur minier ont généré en moyenne 71 % du total des recettes. En déversant beaucoup de dollars américains dans le circuit économique de la RDC, le secteur minier contribue à la maximisation des
recettes de l’Etat, à la stabilité de la monnaie nationale, au développement administratif des entités administratives décentralisées. Au début des années 2000 le pillage des ressources de la RDC, cuivre, cobalt, or, diamants, col tan et autres minerais a été dénoncé par la Société Civile congolaise et étrangère sans résultats positifs. En 2005, les députés de la « période de transition » ont endossé le constat effectué auparavant par le Comité d’Experts des Nations Unies dont le mandat n’a pas été renouvelé depuis 2003. Vilipendé et parfois même discrédité, ce comité d’experts de l’Onu qui, pour la première fois, avait nommément cité les trafi quants locaux et étrangers, a été victime de ses recherches. « Plusieurs
grandes compagnies ont même menacé de leur faire des procès pour diffamation, ce qui a refroidi les relations politiques des pays comme les Etats Unis ou la Grande Bretagne avec la R.D. Congo »
En juin 2005, une Commission Spéciale de l’Assemblée Nationale Parlement de Transition, dirigée par le député Christophe Lutundula est mise en place. Cette commission va remettre le rapport relatif aux contrats
miniers et autres contrats d’affaires signés par les rebelles (Chef de guerre) et les autorités gouvernementales entre 1996 et 2003. Rendu public en février 2006, bien que ce rapport n’ait jamais été discuté
au niveau de la nouvelle Assemblée Nationale, il se dégage ce qui suit : une soixantaine de contrats miniers devraient être révisités, pour la simple raison que ces contrats sont soit illégaux, soit d’une valeur limitée pour le développement du pays. De ce fait, le « rapport Lutundula » recommande l’abrogation ou la révision de ces contrats ainsi que le lancement d’une action judiciaire contre certains acteurs de haut rang appartenant au
monde politique ou celui des affaires. En fait, le « rapport Lutundula » avait appelé à un élargissement du
 L’industrie du diamant et bonne gouvernance en République Démocratique du Congo : Pour quel développement ! mandat de la commission afi n que les contrats signés pendant la période de transition, depuis juin 2003 à ce jour, puissent également être étudiés. Mais ces recommandations sont restées « lettre morte ». Pour revenir à la question du respect de la loi par les opérateurs et/ ou acteurs dans le secteur, il est important de noter que malgré un accroissement des exportations en 2004 qui sont passées de 10,61 % en
USD par rapport à l’an 2003, soit 642 millions de dollars31, le diamant ne joue toujours pas son rôle de moteur de développement. Cette hausse en quantité et en valeur peut être attribuée au lancement du Processus de Kimberley, à l’exclusion du Processus de Kimberley (PK) de la République du Congo, à la meilleure gestion du pipeline depuis les puits jusqu’à l’exportation. Il convient de souligner que c’est suite aux exportations frauduleuses de diamant entretenues par les comptoirs aux frontières voisines de la RDC que le Congo Brazza a été expulsé du Processus de Kimberley. Plusieurs colis en provenance de la RDC traversaient le pool pour Brazzaville où ils étaient exportés offi ciellement sans trop de problème, la législation du pays voisin étant moins regardante. Les contrebandiers trouvaient des conditions d’exportation plus avantageuses qu’en RDC. Ce circuit du commerce illicite a été donc renforcé et entretenu par plusieurs opérateurs économiques et comptoirs de l’autre rive, un boom diamantaire a été enregistré à Brazzaville dont le potentiel de 50.000 carats par an a grimpé jusqu’à 5 millions, tandis que ses exportations avaient
gonfl é Par rapport à ce constat, la République du Congo qui avait adhéré en 2003 avait été suspendue le 9 juillet 2004 à cause des écarts importants entre sa production et ses exportations. A la suite de cette suspension, la République du Congo s’est engagée dans de grandes réformes pour se mettre en conformité avec les exigences du PK : la législation minière a été revue, la mise en place d’un bureau d’experts (BEEC), l’adaptation et la réimpression d’un nouveau certifi cat de Kimberley, la production d’une étude géologique du potentiel de la République du Congo ainsi que la capacité réelle de production. Cette étude révèle que la production du pays est concentrée dans la région de la Likouala (près de la République Centre Africaine). Dans sa confi guration actuelle, cela représente une production annuelle estimée à 55.000 carats. Toutefois ce chiffre pourrait atteindre 85.000 carats voire 130.000 carats si le nombre de points d’exploitation et de
creuseurs augmentait. Il convient de noter que l’étude distingue deux types de diamants présents en République du Congo : Le diamant de type République Centre Africaine et le diamant de type Gabon.
Par ailleurs les stocks actuels se limiteraient au seul échantillon des activités de prospection de la Société Mokabi Mining, estimée à 600 carats de diamant gris d’une petite valeur. Il faut aussi relever malheureusement que, suite à des zones d’ombre toujours présentes, le trésor public rencontre d’énormes diffi cultés pour recouvrer les recettes découlant du secteur de diamant à cause du commerce illicite, de la corruption et de la mauvaise gestion. Global Witness qui, le premier, avait lancé un réquisitoire contre les
trafi cs de diamants qui fi nançaient les confl its armés en Afrique, a estimé qu’en 2004-2005, la RDC a perdu d’énormes recettes en raison d’un manque total de contrôle du secteur minier. Dans un rapport intitulé « Ruée et ruine » : le dévastateur commerce des minerais au Katanga, l’organisation britannique a mis en lumière la dynamique de la ruée vers le cuivre et le cobalt loin des régions en guerre de l’Est du pays. Le rapport montre comment le commerce de minérais contribue à la ruine de l’économie de la R.D. Congo et à la dégradation de son environnement et des moyens de subsistance de milliers de congolais. L’enquête de Global Witness affi rme que la corruption et la contrebande qui continuent entraînent chaque mois la perte de millions de dollars de recette pour le pays, en montrant que les mêmes facteurs qui ont plongé la RDC dans un violent confl it demeurent intacts. Au mois d’août 2007, dix huit camions pleins de cobalt ont été interceptés à la frontière Congo- Zambienne. L’actuel gouverneur du Katanga aurait même échappé à l’attentat pour avoir voulu démanteler les fraudeurs qui seraient protégés par la haute sphère du pouvoir central. C’est dire qu’il y a encore du pain sur la planche. Pour étayer les propos ci haut avancés, nous évoquons l’étude de trois ONG européennes, à savoir, Netherlands Institute for Southern Africa (NIZA), Fatal Transactions et International Peace Information Service (IPIS) qui avaient publié un document intitulé « l’Etat contre le peuple, la gouvernance, l’exploitation minière et le régime transitoire en R.D. Congo », lequel document met en évidence la mafi a fi nancière mise en place par le pouvoir. A la lumière de tout ce qui précède, il y a lieu de souligner qu’il faudrait avant tout viser l’homme congolais qui reste à la fois sujet et objet du développement. De son côté, l’Etat sans le dissocier de l’homme, étant à la fois acteur et régulateur du secteur minier devrait être fort, capable de mettre en place des stratégies appropriées pour endiguer le pillage des ressources, et ramener les dividendes dans le trésor public pour un développement véritablement humain. Les services étatiques comme : Centre d’Evaluation, d’Expertise et decation (CEEC), Administration des Mines, Service d’Assistance et d’Encadrement du Small Scale Mining (Saesscam) et autres Services spécialisés de l’Etat contribuent-ils au redressement du secteur à la
fraude. Il existe un réel problème d’évaluation de diamand par le CEEC. Il y a lieu de relever que la sous évaluation et/ou la surévaluation est due parfois à l’insuffi sance des informations récentes émanant des bourses des matières précieuses permettant la fi xation de prix des diamants. L’Administration des Mines et autres services publics brillent par leur laxisme et complaisance doublée de l’ignorance ou la sous qualifi cation des agents. Les services spécialisés de l’Etat (Agence Nationale Renseignement, Conseil National de Sécurité, Direction Générale des Recettes Administratives et Domaniales, Direction Générale Migration, Police Nationale Congolaise, Parquets, Offi ce des Douanes et Accises…)
– certains agents, bien sûr, seraient souvent de connivence avec les fraudeurs et protégent ces derniers en assurant notamment leur sécurité aux points de sortie du territoire national, empêchant ainsi les agents de
l’Administration des Mines d’exercer leurs prérogatives. Tout cela porte à croire que l’Etat, en tant que régulateur et acteur dans le secteur, ne respecte pas scrupuleusement la loi minière qu’il a lui-même édictée. Cela est d’autant vrai que ceux là qui sont censés agir au nom de l’Etat sont de près ou de loin mêlés à l’exploitation du diamant. Ce qui affaiblit le pouvoir de l’Etat et entraîne des conséquences incalculables
notamment en terme des pertes sur des taxes dues à l’Etat par les exploitants miniers. Ainsi donc, il est souhaitable qu’une structure nationale regroupant tous les Services impliqués dans la lutte contre la fraude soit instituée et que des mesures réglementaires, coercitives et de renforcement des capacités humaines des entités chargées de la lutte contre la fraude minière soient prises, sans oublier naturellement les équipements matériels appropriés.
L’élite congolaise et son rôle dans la spoliation du diamant En RDC, il se dégage un constat assez décevant : une classe d’élite sans considération de ceux qu’elle est censée encadrer et conduire se comporte en véritable mercenaire. Quand bien même les analystes avertis ont souvent fait les mêmes constats acerbes, aucun remède n’a suivi ces diagnostics. La RDC n’a toujours pas enregistré une véritable révolution de nature à se débarrasser de sa société d’une certaine élite foncièrement égoïste. Malheureusement, à chaque tournant décisif de son histoire, les mêmes individus se sont habilement organisés pour s’accaparer de l’appareillage étatique et se passer pour les plus aptes auprès des masses paupérisées. En faisant un tour d’horizon sur l’opinion de la majorité congolaise, aucune n’est favorable sur nos dirigeants d’hier comme ceux de la nouvelle génération. Trois concepts essentiels pour décrire la plupart des élites qui régentent le Congo démocratique : la pléonexie (appétit illimité des biens), la chrématistique (accumulation sans cause) et la culture du ventre. Dans ses rapports avec ses voisins (pays africains) et les pays lointains (occidentaux et asiatiques), l’élite congolaise représente le pays et signe au nom de l’Etat les différents accords et conventions avec les Investisseurs et les Organismes Internationaux. Elle favorise et entretient les bonnes
relations diplomatiques avec les nations du monde. Elle protège et privilégie les intérêts supérieurs de la Nation et, sollicite l’aide étrangère pour relancer l’économie du pays. Elle participe aux discussions sur de
nouvelles orientations politiques, économiques et sociales. Faut-il encore croire que cela se limite au niveau des intentions. Mais, qu’en est-il au juste dans les actes posés par cette élite ? Vue de l’extérieur, la RDC paraît au bord du gouffre, toujours à l’article de la mort. Mais, appréhender de l’intérieur, quel contraste ! On ne peut s’empêcher d’être frappé par l’acharnement avec lequel les congolais refusent la méthode, l’organisation et la planifi cation. Ils gaspillent leurs maigres ressources, sabotent tout ce qui pourrait fonctionner durablement au profi t du plus grand nombre. Ils détestent la cohérence, la transparence,
la rigueur. Et, en cas de coup dur, l’espoir est à l’intervention étrangère qui est, considérée du reste comme un dû historique. Sans aucun doute, au regard de la situation socio économique de la RDCongo, il y a un fossé entre les belles théories sous forme des projets et les résultats sur le terrain. Cela va s’en dire que l’élite du pays est loin de jouer son rôle de guide et de responsable vis à vis de lui même et surtout vis à vis de sa communauté. N’est ce pas que le pays se recherche encore après plus de 40 ans d’indépendance. Aujourd’hui il est parmi les Pays Très Endettés (PTTE). Ainsi donc, nous pouvons affi rmer que la RDC n’est pas encore sortie de l’auberge. Entre autres maux qui rongent le pays, nous citerons la fraude
minière à tous les échelons. Dans cette grande opération de fraude, il y a des principaux intervenants
qui sont : les exploitants artisanaux, les négociants, les comptoirs, les services étatiques et para étatiques, les courtiers, les opérateurs économiques et autres tels que nous l’avons souligné au point sur le respect de la loi. Les courtiers et commissionnaires, par manque d’esprit patriotique, orientent les vendeurs vers des acheteurs « pirates » en vue de percevoir des commissions très élevées. Il en est de même pour les agents délégués par les comptoirs qui expressément ne font pas enregistrer certains colis
de grande valeur moyennant pot de vin. Certains opérateurs de petite mine évitent de présenter leur production de diamant au CEEC à cause du taux de la taxe rémunératoire de 2 pour 100 qu’on leur exige (cf. Art.11 du décret n°036/2003 du 24 mars 2003 portant création du CEEC), taux fi xé en violation des prescrits du Code Minier (art. 234, alinéa 3). Il s’en suit que les diamants achetés sous les
modes ci-dessus sortent en fraude. Les détenteurs de Permis de Recherches passent illégalement de la
phase de recherche à celle de l’exploitation et exportent frauduleusement les produits issus de cette exploitation. Pareillement, certains titulaires de Permis d’Exploitation pratiquent la fraude en payant leur personnel et/ou sous-traitant en nature, c’est-à-dire, avec du gravier minéralisé. Le diamant de ce gravier est racheté par les mêmes titulaires ou autre personne non autorisée qui ne le déclare pas. Il est indéniable qu’après description de tous ces faits (d’après nos investigations), la RDC perd énormément de recettes du fait de l’exploitation et de l’exportation frauduleuses des substances minérales. Concernant le diamant, malgré les timides efforts consentis et l’adhésion du pays au Système du Processus de Kimberley, les estimations du diamant exporté frauduleusement s’élèvent à 200 millions des dollars
américains S’agissant en premier lieu de la Miba, jadis Forminière, qui exploite le diamant au Kasaï Oriental depuis 1920 dans une concession de 78.000 Km2, situé à cheval sur les deux Kasaï (Occidental et Oriental), les résultats n’ont pas été à la hauteur pour prétendre aujourd’hui un véritable apport
sur le développement de la Province. Il a été dénoncé en son temps que le Président Administrateur Délégué
(PAD) de la Miba, parfois même le Ministre des Mines s’octroyait le loisir d’aller vendre le diamant à l’étranger sans aucune formalité. Signalons en passant que la Miba a signé des contrats fi nanciers avec
EMAXON et ADIAM deux grandes entreprises diamantaires. Elle est donc tenue de leur vendre toute la production au regard de leurs fi nancements, soit 88 % à EMAXON et 12 % à ADIAM Voici un exemple type d’un contrat léonin initié par les cadres de la Miba sous le parrainage de l’autorité politique: en acceptant les 15 millions d’Emaxon, somme qui représente deux mois de production de la Miba (alors que l’accord a été signé pour une période de quatre ans), l’entreprise est quasiment prise en otage dans la mesure où elle ne peut procéder aux appels d’offres et, quelle que soit la quantité de la production, seule la fi rme prêteuse a le droit de fi xer le prix. Conséquence, l’avenir de l’entreprise est compromis. La preuve, le contrat avec Emaxon qui devrait se terminer en juillet 2007 suivant les termes de l’accord est prolongé sine
die parce que la Miba n’a pas pu produire dans le délai la quantité et le pourcentage convenus. Présentement, cette entreprise se recherche encore pour sa survie. Pour preuve, elle venait de signer des contrats de partenariat pour la subdivision de sa concession avec des groupes miniers internationaux pour la mise en valeur de ses gisements, notamment avec De Beers (9 novembre 2005). Dan Gertler International en sigle DGI (17 novembre 2005), Nijne Lenskoye (23 novembre 2005)42, BHP Billiton (19 décembre 2006)43 dont le siège social est au Canada et la Société Indo Afrique Miniing qui est une
société de droit chinois avec siège social en Chine. Nous ne pouvons clore ce point sans parler à nouveau de la Sengamines, une Société privée en partenariat avec le Zimbabwe. A son temps, l’opacité régnait en maître, sa production, ses recettes et la répartition des redevances n’étaient pas connues du grand public. Née de la guerre de « Libération », la Sengamines n’a pas fait grand-chose dans le sens de contribuer au développement communautaire. Cette opacité porte à croire que la loi minière n’était pas respectée par cette entreprise. Autant la constitution de la Sengamines renferme les germes des irrégularités organisée par l’élite congolaise, autant son actionnariat face à la participation de l’Etat propriétaire du sol et du sous-sol reste fl ou et totalement nébuleux. Et donc, cette fi rme était loin de devenir le véritable poumon économique, moins encore, l’outil de développement attendu par les congolais en général et les Kasaïens en particulier.
Les tractations seraient en cours pour la reprise des activités par une autre société. Mais selon Global Witness, elle (la Sengamines) a été vendue début 2006 à First Africa Diamonds Limited, une société dirigée par un entrepreneur sud-africain qui détiendra 80 % des parts de la Société, les 20 % restants, appartenant à la Miba.

 La dimension internationale
- Les entreprises occidentales
Le rôle des puissances occidentales traditionnelles en RDC se fait remarquer par la Belgique, pays colonisateur qui a investi dans le pays par la SIBEKA, fi liale de la Générale de Belgique et actionnaire minoritaire (20 %) de la Miba. Il faut souligner que les marchés occidentaux imposaient des prix des
minerais aux possesseurs africains. Actuellement avec la présence dans les marchés mondiaux des multinationales Chinoises et Indiennes, la concurrence défavorise l’Occident qui perd ou voit diminuer sa clientèle au profi t de l’Asie. Plusieurs compagnies de communication par satellite venant de l’Asie et de l’Occident inondent les villes africaines. Par ailleurs il est nécessaire de relever la présence remarquable de
la société ABM Mining Investment. Cette dernière est une société de droit congolais créée depuis novembre 2005. Son siège social se trouve à Kinshasa, au n°30, sur l’avenue de la Gombe dans la Commune de la
Gombe. S’agissant de l’investigation, l’entreprise a consenti au début 26 millions de dollars américains. Aujourd’hui, ce chiffre avoisine 50 millions des dollars américains. AMB est en pleine exploitation et, opère avec ses partenaires dans le domaine minier en Macédoine, en Russie, au Pérou, en Bolivie ainsi qu’en
République Sud Africaine. Son site d’exploitation de diamant à ciel ouvert se situe à Mbendayi, Province du Kasaï-Occidental à plus de 700 Km de la ville de Tshikapa. Bien qu’elle soit de droit Congolais, cette entreprise est gérée par un consortium de sociétés, dont l’une d’elles est Solway Industries Limited.
A titre indicatif, la société a réalisé quelques projets communautaires, notamment la réhabilitation du troçon routier Djoko-Kunda et Tshikapa, ainsi que la construction d’une usine de pompage d’eau sur la rivière
Kasaï.

- Les entreprises asiatiques
Présentement, la Province du Kasaï-Oriental, connait de plus en plus la présence des sociétés asiatiques. Nous citerons par exemple la Société Indo Afrique Mining. En effet, en date du 05 mai 2006, un protocole
d’accord a été signé entre la Miba et la société Indo Afrique Mining. Aussi, des pourparlers sont en cours entre CIMAC une multinationale Chinoise et la Miba. Lorsque la CIMAC sera installée, c’est alors que son
taux d’investissement sera probablement connu. Pour la mémoire collective, il est important de rappeler que la population congolaise n’a pas oublié les bienfaits de la coopération Chinoise en RDC
durant la 2ème République :
• La Chine a érigé la Cité de la N’Selé, le Stade Omnisport des Martyrs, le Palais du Peuple à Kinshasa, l’Usine Sucrière de Lotokila dans la Province Orientale ;
• Et récemment, la réhabilitation de la national numéro 1 (Kinshasa – Matadi), la construction d’un Hôpital moderne à Kinshasa, dans la Commune de Ndjili. Toutes ces réalisations créent l’enthousiasme dans
le coeur du congolais à l’égard de la Chine et des autres Pays Asiatiques par rapport aux pays Occidentaux.
• Le « Pont Maréchal » jeté sur le fleuve Congo à Matadi, Province du Bas Congo, oeuvre de la coopération nippon-congolaise, montre une fois de plus la différence d’approches en matière de coopération entre l’Asie et l’Afrique comparativement avec l’occident. A ce jour, il se dessine même un nouvel ordre économique relativement renforcé entre Pékin et Kinshasa.  D’après ces accords, cette somme sera consacrée notamment à la construction de 3.213 Kms de voies de chemin de fer entre Sakania dans la Province du Katanga (Sud-est) et Matadi (Ouest) dans la Province du Bas Congo, ainsi que la réhabilitation et la construction d’une route reliant Kisangani dans la Province Orientale à Kasumbalesa au Katanga, distance de 3.402 Kms. L’accord prévoit également un prêt de trois milliards de dollars américains pour relancer l’exploitation minière, avec comme objectif principal le remboursement des investissements placés dans les infrastructures de la RDC. Les conditions de remboursement seraient le troc. Faut-il encore que
les contours de ces accords soient définis pour déterminer d’une façon transparente les engagements des uns et des autres. Comme il y a lieu de le constater, la présence remarquée de la Chine en RDC se situe dans le cadre de la coopération et de l’assistance économique. Trois domaines sont concernés, il s’agit: des mines, des infrastructures de base et des télécommunications. Si hier le système colonial a su mettre à profit l’exploitation des ressources minières pour le développement de la métropole et celui de la colonie, il n’est pas exclu qu’aujourd’hui que la RDC, dans sa configuration politique actuelle ne puisse faire autant. Dès lors, il serait bien à propos de redynamiser ce secteur en s’appuyant sur la technologie et les capitaux de ses partenaires de façon que les projets miniers du pays restent intrinsèquement attrayants, rentables et bénéfiques pour l’épanouissement intégral des populations congolaises.

 La dimension regionale
Aucun pays voisin dans le cadre de l’Industrie Extractive, particulièrement dans le diamant n’a investi d’une manière substantielle en RDC. Cependant, nous citerons la Sengamines, entreprise privée dont le partenaire officiel jusqu’à la fermeture (mars 2005) fut un pays de l’Afrique Australe. Par ailleurs, on cite aussi quelques entreprises Sud-Africaines qui seraient présentes en RDC principalement dans le cadre d’exploitation des minerais cuprifères. C’est le cas de METOREX, REAL MINING au Katanga.
De ce qui précède, il y a lieu de dire que la coopération entre les pays du Sud pose encore problème. Située au centre de l’Afrique, une zone éminemment stratégique, la RDC, n’a pas créé de coopération économique avec ses voisins immédiats. Deux projets futurs de partenariat sont envisagés dans le secteur pétrolier avec l’Angola et l’Ouganda. Malgré son appartenance à l’Union africaine (UA), au Marché commun d’Afrique orientale et australe (Comesa) et enfin à la communauté économique des pays des Grands Lacs (CEPGL), le Gouvernement de Kinshasa est souvent en « porte faux » parfois frontalier, parfois politique ou encore idéologiques avec ses voisins. Conséquence logique, la coopération d’une manière générale et les échanges commerciaux particulièrement en pâtissent.
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Source: www.sarwatch.org